 |
L'uomo
e la sua opera
Così lo Schipa descrive le qualità
dell'uomo nella sua già citata voce nell'"Enciclopedia
Italiana": «parsimonia,
religiosità, equilibrio di spirito, puntualità,
purezza di costume, amore per la magnificenza
delle arti (
) Irreprensibile nelle sue
qualità personali. Come sovrano amò
i suoi popoli, ne cercò il bene
".
Religiosissimo, fu però sovrano non chino
alle direttive del Papato, anche se mai abbandonò
«il suo ossequio
di figlio devoto della Chiesa. Tutto quanto
non rientrava nel quadro della fede tradizionale
gli era inviso» :
da qui la sua ferma condanna e persecuzione
della Massoneria, secondo le richieste di Benedetto
XIV. Ma ben duro fu contro il lusso eccessivo
dell'alto clero e soprattutto contro i gesuiti,
specie nel proseguo del suo governo in Spagna,
dove attuò la clamorosa espulsione dal
Regno della Compagnia di Gesù, i cui
beni furono utilizzati per la costruzione di
seminari e opere di cultura. Uomo irreprensibile,
fu marito devoto: suo unico vero svago era la
caccia. Ebbe sempre di mira il bene delle sue
popolazioni (soprattutto si adoperò al
massimo per alleviare i bisogni dei più
indigenti, come leggendo le righe successive
si potrà costatare), e ciò lo
spinse ad iniziare - specie nel Regno di Napoli
- quella politica di riforme amministrative,
sociali ed anche religiose che tanto hanno reso
famosa la Casa Borbone delle Due Sicilie.
Michelangelo Schipa e altri storici sostengono
come critica che egli non condusse a termine
le riforme iniziate, che furono invece attuate
in fondo dai suoi successori; occorre però
tener presente che intanto ebbe il merito di
cominciarle e di fornire quindi l'impronta di
governo anche ai suoi eredi al Trono, e inoltre
che egli dovette ad un certo punto lasciare
Napoli per la Spagna.
Ed infatti lo Schipa ammette che proprio con
il suo governo la Spagna stessa, dopo decenni
di decadenza, ebbe una nuova rinascita.
Ecco le principali attività da lui attuate
o comunque iniziate: elencarle sotto l'aspetto
dell'edilizia servirà a meglio rendere
l'idea della vastità delle iniziative
e degli interessi del Sovrano verso il suo popolo.

Torneo cavalleresco davanti
alla Reggia di Caserta
(Salvatore Fergola) |
Partendo
dall'edilizia civile, molto curata dal
Monarca proprio per evidenziare con lo
sfarzo e la bellezza delle costruzioni
reali lo splendore della dinastia, occorre
ricordare anzitutto il restauro della
Reggia di Napoli e la costruzione della
splendida Reggia di Caserta (da buon pronipote
di Luigi XIV), secondo palazzo reale al
mondo per grandezza e bellezza; e poi
il Palazzo di Portici, il magnifico obelisco
di S. Domenico a Napoli, il Teatro San
Carlo, realizzato in 270 giorni, la Casina
di Persano, il Palazzo Reale e il bosco
di Capodimonte, la strada della Marinella
e del Chiatamone, il molo e il porto,
la Piazza del Mercatello, il quartiere
di Pizzofalcone, l'obelisco della Concezione
al Gesù Nuovo, il quartiere di
Cavalleria della Maddalena, il restauro
dei porti di Salerno, Taranto e Molfetta,
il porto di Girgenti, varie strade, ecc. |
Per l'edilizia militare, ricordiamo il Forte
del Granatello, i quartieri militari di Aversa,
Nola e Nocera, il restauro di tante fortezze
e la costruzione di nuove, la creazione dell'esercito
nazionale e della flotta, la più importante
in Italia e la prima fra quelle di second'ordine
in Europa, la costruzione di fabbriche di oggetti
militari che emanciparono il Regno dal monopolio
straniero.

Veduta dell'Albergo dei Poveri
(Carlo Valli) |
Per
l'edilizia sacra e di carità (sensibilissimo
fu sempre il Re per i bisogni dei poveri),
occorre ricordare il Ritiro delle Donzelle
povere dell'Immacolata Concezione, l'Opera
del Vestire gli Ignudi, il Collegio delle
Scuole Pie a Palermo, l'Immacolatella,
il grande Albergo dei Poveri a Palermo,
il Monastero delle Teresiane a Chiaja
e a Pontecorvo, i due grandiosi Alberghi
per i Poveri del Regno, l'uno a Porto
Nolano, l'altro a S. Antonio Abate, il
Ritiro di S. Maria Maddalena per le donne
ravvedute, a Capua il monastero delle
Carmelitane, il restauro dell'incendiata
Chiesa dell'Annunziata a Napoli, ecc. |
Per l'ediliza culturale, ricordiamo la nuova
splendida sede dell'Università, gli scavi
di Ercolano e Pompei, l'Accademia Ercolanense,
la Fabbrica de' Musaici, l'istituzione di nuove
accademie e cattedre nel Regno, la Biblioteca
Reale, divenuta poi la grande Biblioteca Nazionale
e il Museo nazionale. Chiamò poi G.B.
Vico a corte come storiografo del Regno.
Fra le iniziative commerciali, per salvare la
difficilissima condizione economica del Regno,
Carlo istituì la Giunta di Commercio,
intavolò trattative con turchi, svedesi,
francesi e olandesi, istituì una compagnia
di assicurazioni e prese provvedimenti per la
difesa del patrimonio forestale, cercò
di sfruttare le risorse minerarie, anche se
poi si dovette interrompere l'iniziativa per
mancanza di fondi e anche le altre iniziative
non sortirono comunque gli effetti desiderati,
almeno non subito.

La
Reggia di Capodimonte
(dal "servizio dell'oca",
porcellane di Capodimonte) |
La
più famosa delle iniziative artistico-commerciali
fu senz'altro quella delle porcellane
di Capodimonte. Al di là dei costi
altissimi, così descrive Valsecchi
l'iniziativa: «Fu
una splendida creazione, che tradusse,
con squisito senso d'arte e con felice
genialità, l'immagine della vita
napoletana», sia di quella
signorile che di quella popolare.
Inoltre istituì consolati e monti
frumentari, fece leggi per l'incremento
dell'agricoltura e della pastorizia. |
Nel 1741 fece un concordato
con Roma con cui iniziò a tassare alcune
proprietà del clero, poi aggiornò
il sistema tributario; migliorò il caos
legislativo varando un nuovo codice nel 1752,
anche se non venne pedissequamente applicato,
e si interessò anche del sistema giudiziario,
ma senza sconvolgere il secolare assetto sociale
dello Stato.
Nel 1759 Carlo andò a Madrid per assurgere
al Trono di Spagna. Ma lasciò un Regno
vero al figlio, un regno nuovo, un regno avviato
sulla strada delle riforme, del progresso civile
e culturale, un regno amato dai suoi sudditi.
E questa è la più grande delle
ricchezze che i suoi discendenti erediteranno
da lui.
|