Real Casa di Borbone delle Due Sicilie Storia e Documenti
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Le origini dello stemma delle Due Sicilie


Una ulteriore prova di tanto è data da quanto avvenne alla cacciata degli Angiò anche dalla parte continentale delle Due Sicilie nel 1442. L’aragonese Alfonso il Magnanimo fondò le proprie pretese sul Regno di Napoli non solo e non tanto sulla conquista militare, ma sull’assunto che, quale erede di Costanza di Svevia e quindi di re Manfredi, egli avesse titolo su entrambe le Sicilie, insulare e continentale ; inoltre sulla circostanza che la regina Giovanna II d’Angiò Durazzo aveva posto il Regno sotto la protezione di lui e lo aveva irrevocabilmente adottato come figlio e successore al trono PONTIERI, Op. cit., pag. 22., nominandolo altresì duca di Calabria, “titolo proprio del principe ereditario della Corona napoletana” .
Un riflesso di queste vicende, per cui gli Aragonesi che succedono nel regno agli Angiò rivendicano rispetto ad essi una continuità istituzionale, sta naturalmente anche nell’araldica. Gli Aragonesi, nel portare a Napoli le loro insegne a bande vermiglie e d’oro, le affiancano a quelle angioine ovvero al tappeto di Gigli d’oro in campo d’azzurro, alla Croce di Gerusalemme e alla stessa arma ungherese, solo quest’ultima destinata a scomparire successivamente .

al lato: lo Stemma Aragonese comprendente le insegne angioine
Possiamo concludere su questo punto che nella composizione delle insegne aragonesi e angioine risiede il nucleo primigenio dello stemma delle Due Sicilie. Esso tuttavia non esprime una realtà istituzionale unitaria, bensì due entità politiche diverse, Napoli e Sicilia, sebbene governate, salvo brevi parentesi, dagli stessi re; due entità destinate a rimanere distinte fino al 1816, quando, dopo il Congresso di Vienna, Ferdinando IV di Borbone, divenuto I, ne proclamerà l’unità politica e si dichiarerà non più Re delle Due Sicilie, ma Re del Regno delle Due Sicilie .

Avvento della Monarchia ispanica

Al periodo aragonese successe il più lungo e solido periodo spagnolo (1502 – 1707), che va da Ferdinando II d’Aragona, re di Spagna detto il Cattolico, all’imperatore Carlo V d’Asburgo, da Filippo II d’Asburgo a Filippo V di Borbone, per citare i nomi più significativi dei monarchi succedutisi in quei secoli.
Se con Alfonso il Magnanimo e Ferrante la dinastia aragonese aveva vissuto momenti di splendore e di forza, essa era andata poi infiacchendosi per l’insipienza dei successori .

Parallelamente, in Spagna avevano avuto luogo eventi esaltanti. Le nozze tra Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona, nel 1469, servirono a promuovere l’unificazione dei vecchi stati della penisola iberica. Nel 1492 essa venne completata con la conquista di Granada, finalmente liberata dalla dominazione musulmana. Nello stesso anno, in nome di quei re, Colombo raggiunse le Americhe. Nel 1502, dopo che in un primo tempo il Regno di Napoli era stato spartito tra Ferdinando il Cattolico e Luigi XII di Francia, le armi spagnole condotte da Gonsalvo di Cordova, il Gran Capitano, estesero la sovranità spagnola su tutte le Due Sicilie.
I nuovi eventi inaugurarono il primo stemma delle Spagne e quindi delle Due Sicilie. Questo vede inquartato nel primo e nell’ultimo punto le insegne di Castiglia (di rosso al Castello d’oro torricellato di tre pezzi e finestrato d’azzurro) e di Leon (d’argento di Leone rosso coronato, linguellato e armato d’oro). Negli altri due punti le insegne già descritte di Aragona e di Aragona-Sicilia. Nella punta dello scudo l’insegna, anch’essa già descritta, di Granada.


Lo scudo, sormontato dalla corona reale e da un’aquila, reca su una lista spiegata ai due lati il motto TANTO MONTA (= fa lo stesso) allusivo all’uguaglianza tra i due re cattolici Ferdinando e Isabella. Alla base sono inoltre rappresentati il Giogo e le Frecce, allusivi alla cacciata dei musulmani dalla Spagna, simboli che saranno ripresi nel XX secolo dal regime franchista.
Non figurano più nello scudo l’insegna gigliata angioina, sebbene essa sia destinata, come vedremo, a rientrarvi trionfalmente, dopo alcuni secoli, nella sua elaborazione finale. Anche le insegne di Gerusalemme e d’Ungheria subiranno alterne vicende fino all’acquisizione definitiva dei soli primi due emblemi.

Lo Stemma dei Re Cattolici


L’imperatore Carlo V

Alla morte di Ferdinando il Cattolico, a questi successe la figlia Giovanna III detta la Pazza, moglie dell’arciduca d’Austria Filippo il Bello. Da costoro Carlo, nelle cui mani, per l’infermità della madre e per la morte del padre, venne a concentrarsi un’incommensurabile eredità. Dal padre, arciduca d’Austria, ereditò i domini borgognoni delle Fiandre, la Castiglia e le colonie americane; dal nonno materno Ferdinando l’Aragona e gli stati italiani di Napoli, Sicilia e Sardegna; infine, alla morte dell’imperatore Massimiliano, i domini della Casa d’Asburgo, tra cui l’Austria, la Stiria, la Carinzia, il Vorarlberg e il Tirolo. Nal 1519 viene eletto e nel 1520 incoronato imperatore .

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