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| ERNESTO PONTIERI,
Alfonso il Magnanimo re di Napoli 1435 – 1458,
E.S.I., Napoli, 1975, pag. 14.. |
| PONTIERI, Op.
cit., pag. 24. La volubile Giovanna revocò più
tardi l’ “irrevocabile” decisione |
| PONTIERI, Op.
cit., pag. 24. La volubile Giovanna revocò più
tardi l’ “irrevocabile” decisione. |
| BORGIA A. I.
H., pag. 21. L’Autore precisa che l’interzato
in palo d’Ungheria, d’Angiò e di
Gerusalemme inserito nello stemma aragonese fu introdotto
dal figlio naturale ed erede di Alfonso, Ferdinando
I (o Ferrante). |
| Legge fondamentale
del regno dell’ 8 dicembre 1816. Nella Collezione
delle Leggi e Decreti Reali, anno 1816, n. 76, n.565 |
| Sull’affermazione
e il declino della dinastia aragonese V. FRANCISCO ELÍAS
DE TEJADA, Napoli spagnola, La tappa aragonese, (1442
– 1503), Ediz. Controcorrente, Napoli, 1999 |
| Sul periodo
V. FRANCISCO ELÍAS DE TEJADA, Napoli spagnola,
Le decadi imperiali (1503 – 1554), Ediz. Controcorrente,
Napoli, 2002. |
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Le origini
dello stemma delle Due Sicilie |
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Una ulteriore prova di tanto è data da
quanto avvenne alla cacciata degli Angiò
anche dalla parte continentale delle Due Sicilie
nel 1442. L’aragonese Alfonso il Magnanimo
fondò le proprie pretese sul Regno di Napoli
non solo e non tanto sulla conquista militare,
ma sull’assunto che, quale erede di Costanza
di Svevia e quindi di re Manfredi, egli avesse
titolo su entrambe le Sicilie, insulare e continentale
;
inoltre sulla circostanza che la regina Giovanna
II d’Angiò Durazzo aveva posto il
Regno sotto la protezione di lui e lo aveva irrevocabilmente
adottato come figlio e successore al trono ,
nominandolo altresì duca di Calabria, “titolo
proprio del principe ereditario della Corona napoletana”
.
Un riflesso di queste vicende, per cui gli
Aragonesi che succedono nel regno agli Angiò
rivendicano rispetto ad essi una continuità
istituzionale, sta naturalmente anche nell’araldica.
Gli Aragonesi, nel portare a Napoli le loro
insegne a bande vermiglie e d’oro, le
affiancano a quelle angioine ovvero al tappeto
di Gigli d’oro in campo d’azzurro,
alla Croce di Gerusalemme e alla stessa arma
ungherese, solo quest’ultima destinata
a scomparire successivamente .
al lato: lo Stemma
Aragonese comprendente le insegne angioine
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Possiamo concludere su questo punto che nella composizione
delle insegne aragonesi e angioine risiede il nucleo
primigenio dello stemma delle Due Sicilie. Esso
tuttavia non esprime una realtà istituzionale
unitaria, bensì due entità politiche
diverse, Napoli e Sicilia, sebbene governate, salvo
brevi parentesi, dagli stessi re; due entità
destinate a rimanere distinte fino al 1816, quando,
dopo il Congresso di Vienna, Ferdinando IV di Borbone,
divenuto I, ne proclamerà l’unità
politica e si dichiarerà non più Re
delle Due Sicilie, ma Re del Regno delle Due Sicilie
.
Avvento della Monarchia ispanica
Al periodo aragonese successe il più lungo
e solido periodo spagnolo (1502 – 1707), che
va da Ferdinando II d’Aragona, re di Spagna
detto il Cattolico, all’imperatore Carlo V
d’Asburgo, da Filippo II d’Asburgo a
Filippo V di Borbone, per citare i nomi più
significativi dei monarchi succedutisi in quei secoli.
Se con Alfonso il Magnanimo e Ferrante la dinastia
aragonese aveva vissuto momenti di splendore e di
forza, essa era andata poi infiacchendosi per l’insipienza
dei successori .
Parallelamente, in Spagna avevano avuto luogo eventi
esaltanti. Le nozze tra Isabella di Castiglia e
Ferdinando II d’Aragona, nel 1469, servirono
a promuovere l’unificazione dei vecchi stati
della penisola iberica. Nel 1492 essa venne completata
con la conquista di Granada, finalmente liberata
dalla dominazione musulmana. Nello stesso anno,
in nome di quei re, Colombo raggiunse le Americhe.
Nel 1502, dopo che in un primo tempo il Regno di
Napoli era stato spartito tra Ferdinando il Cattolico
e Luigi XII di Francia, le armi spagnole condotte
da Gonsalvo di Cordova, il Gran Capitano, estesero
la sovranità spagnola su tutte le Due Sicilie.
I nuovi eventi inaugurarono il primo stemma delle
Spagne e quindi delle Due Sicilie. Questo vede inquartato
nel primo e nell’ultimo punto le insegne di
Castiglia (di rosso al Castello d’oro torricellato
di tre pezzi e finestrato d’azzurro) e di
Leon (d’argento di Leone rosso coronato, linguellato
e armato d’oro). Negli altri due punti le
insegne già descritte di Aragona e di Aragona-Sicilia.
Nella punta dello scudo l’insegna, anch’essa
già descritta, di Granada.
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Lo scudo, sormontato dalla
corona reale e da un’aquila, reca
su una lista spiegata ai due lati il motto
TANTO MONTA (= fa lo stesso) allusivo all’uguaglianza
tra i due re cattolici Ferdinando e Isabella.
Alla base sono inoltre rappresentati il
Giogo e le Frecce, allusivi alla cacciata
dei musulmani dalla Spagna, simboli che
saranno ripresi nel XX secolo dal regime
franchista.
Non figurano più nello scudo l’insegna
gigliata angioina, sebbene essa sia destinata,
come vedremo, a rientrarvi trionfalmente,
dopo alcuni secoli, nella sua elaborazione
finale. Anche le insegne di Gerusalemme
e d’Ungheria subiranno alterne vicende
fino all’acquisizione definitiva dei
soli primi due emblemi.
Lo Stemma dei Re
Cattolici |
L’imperatore Carlo V
Alla morte di Ferdinando il Cattolico, a questi
successe la figlia Giovanna III detta la Pazza,
moglie dell’arciduca d’Austria Filippo
il Bello. Da costoro Carlo, nelle cui mani, per
l’infermità della madre e per la
morte del padre, venne a concentrarsi un’incommensurabile
eredità. Dal padre, arciduca d’Austria,
ereditò i domini borgognoni delle Fiandre,
la Castiglia e le colonie americane; dal nonno
materno Ferdinando l’Aragona e gli stati
italiani di Napoli, Sicilia e Sardegna; infine,
alla morte dell’imperatore Massimiliano,
i domini della Casa d’Asburgo, tra cui l’Austria,
la Stiria, la Carinzia, il Vorarlberg e il Tirolo.
Nal 1519 viene eletto e nel 1520 incoronato imperatore
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