Real Casa di Borbone delle Due Sicilie Storia e Documenti
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Le origini dello stemma delle Due Sicilie


In conseguenza lo stemma moltiplica i suoi scudi e si complica di elementi ornamentali riferibili alla carica imperiale e all’acquisita grande potenza spagnola. Nello stemma imperiale sono presenti: gli scudi già descritti di Castiglia, Leon, Aragona-Sicilia, Granada, Aragona, Gerusalemme e Ungheria; inoltre lo stemma d’Austria, quello di Borgogna, quello della seconda linea borgognona, quello di Brabante, quello di Limburgo e quello del Tirolo.
Dalle raffigurazioni del tempo rileviamo che lo scudo viene sorretto dall’Aquila bicipite sormontata dalla corona imperiale. Alla base due colonne sormontate, la prima a destra dalla corona imperiale, la seconda a sinistra da quella regia. Entrambe le colonne sono ravvolte in un’unica lista recante il motto PLUS ULTRA (=Più in là). Le colonne sono allusive di quelle che Ercole avrebbe poste ai due lati dello stretto di Gibilterra per ammonire i naviganti a non spingersi oltre. Dunque il motto fin allora era stato NON PLUS ULTRA (=Non più in là); Carlo V lo adottò sopprimendo il NON e capovolgendone il significato. Ciò “gli fu suggerito dal medico di corte, il milanese Luigi Merliano: l’imperatore così orgogliosamente ricordava come il proprio regno fosse tanto esteso da superare perfino i limiti tradizionali della terra” .
Per la prima volta lo scudo è cinto alla base da un collare, quello del Toson d’Oro. Il relativo Ordine, istituito nel 1429 dal duca di Borgogna Filippo il Buono di Valois, è stato ereditato da Carlo V tramite l’imperatore Massimiliano per il suo matrimonio con l’ultima erede dei Valois, Maria. Il Collare rappresenta degli “acciarini o focili concatenati tra loro ed intercalati da pietre focaie azzurre sprizzanti rosse fiamme”, inusitato omaggio cavalleresco alle armi da fuoco, alla cui base pende il “Vello d’Oro, la leggendaria pelle di montone d’oro della quale il mito di Giasone ci narra”. Il motto riferibile al collare è ANTE FERIT QUAM FLAMMA MICET (Ferisce prima che la fiamma splenda), mentre quello riferibile al pendente è AULTRE N’AURAY (Non ne avrò un’altra) .
Lo Stemma di Carlo V
Filippo II

Nel 1556 Carlo d’Asburgo, al culmine della sua potenza, compì un atto solenne di abdicazione, rinunciando ai suoi vastissimi domini, e si ritirò nel monastero di San Jerónimo de Yuste in Estremadura. Ripartì la successione tra il figlio Filippo e il fratello Ferdinando, assegnando al primo la Spagna, i possedimenti transoceanici, i domini italiani e i Paesi Bassi, al secondo i paesi tedeschi ereditari della casa d’Asburgo.
Ma l’investitura di Filippo (Secondo in quanto nipote di Filippo il Bello, arciduca d’Austria) era stata già preparata da Carlo nel corso dei tre lustri precedenti alla rinuncia. Infatti Filippo aveva già avuta la reggenza della Spagna, il giuramento di fedeltà dei paesi fiamminghi e della Navarra, l’investitura del ducato di Milano e, nel 1554, il governo del Regno di Napoli.
Lo stemma di Filippo II segue le sorti della divisione dei domini di Carlo. Scompaiono l’Aquila bicipite e la Corona imperiale. Restano il Toson d’Oro e gli scudi rappresentativi dei suoi domini.
Questo stemma, nella versione della Collezione Borgia , è il più sobrio ed elegante tra quelli che si sono succeduti nella storia delle Spagne e pertanto anche delle Due Sicilie. Nei primi due quarti sono conservati gli scudi di Ferdinando il Cattolico e cioè:
• le Torri di Castiglia d’oro su fondo di rosso inquartato con i Leoni di Leon di rosso su fondo d’argento;
• i Pali di rosso e d’oro d’Aragona e quelli campati in Croce di Sant’Andrea con le due Aquile nere su fondo d’argento rappresentanti la Sicilia;
• con in punta ai due quarti la Mela granata su fondo d’argento.

Sul tutto dei due quarti lo scudo del Portogallo, eredità di Filippo dalla madre Isabella regina di quel regno, che è d’argento con cinque Scudetti d’azzurro posti in croce caricati ciascuno d’un bisante d’argento in Croce di Sant’Andrea, con la bordura di rosso caricata di sette Castelli di oro, posti tre nel capo, due ai lati e due inclinati a destra e a sinistra della punta.

Lo Stemma di Filippo II

Nei due quarti sottostanti figurano da destra a sinistra:
• casa d’Asburgo di rosso alla Fascia d’argento:
• Borgogna antica, Bande d’oro e d’azzurro, bordate di rosso;
• Borgogna moderna, Gigli d’oro in campo azzurro bordato d’argento e di rosso;
• Brabante, Leone d’oro in campo nero.

Sul tutto dei secondi due quarti: uno scudo spartito tra Fiandra, Leone di nero in campo d’oro e Anversa, Aquila di rosso in campo d’argento (FIG- VII).
Lo stemma or ora descritto non subì variazioni eccetto che per lo scudo del Portogallo che ne fu rimosso a seguito della lunga lotta e dell’indipendenza conseguita dai portoghesi con la pace di Lisbona del 1668. Ma, come vedremo, lo scudo del Portogallo è destinato a tornarvi per altra via.

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