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| Settecento
napoletano. Sulle ali dell’aquila imperiale 1707
– 1734, Electa, Napoli, 1994, Monete e medaglie,
pagg. 388 e segg. |
| Riprodotto
da O. NEUBECKER, Araldica, Origini, simboli e significato,
Milano, 1980, pag. 233, Stemma dell’infante Carlo
di Borbone, gran principe di Toscana e duca di Parma,
1731 – 1734, in BORGIA, Op. cit., pag. 56 |
| BORGIA A. I.
H., Op. cit., pagg. 29 e segg. |
| BORGIA A. I.
H., Op. cit., pagg. 36 e segg. |
| Sull’Ordine
Costantiniano si veda il saggio di ETTORE GALLO, Il
Gran Magistero del Sacro Militare Ordine Costantiniano
di San Giorgio, Ed. Il Minotauro, Roma, 2002. |
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Le origini
dello stemma delle Due Sicilie |
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Tra Filippo V e Carlo VI
Con
la morte di Carlo II e l’estinzione
del ramo Asburgo di Spagna, a questi successe
Filippo di Borbone, nipote di Luigi XIV, che
assunse il nome di Filippo V e applicò
sul tutto dello stemma ereditato quello proprio
gentilizio, tre Gigli d’oro in posizione
2 – 1 in campo d’azzurro, bordato
di rosso.
Tale successione fu tuttavia rivendicata dall’imperatore
Leopoldo I per il proprio figlio arciduca
Carlo, quale erede del primo ramo di Casa
d’Austria. Di qui la guerra di successione
spagnola che, tra il 1707 e il 1734, vide
l’occupazione austriaca di Napoli e
l’assunzione al trono di Carlo divenuto
VI imperatore.
al lato: lo Stemma
di Filippo V |
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Peraltro, nel 1713, con
la pace di Utrecht, la Sicilia fu staccata
da Napoli e data a Vittorio Amedeo duca
di Savoia, mentre fu di nuovo ricongiunta
a Napoli nel 1720 in base a nuovi accordi
internazionali, dandosi ai Savoia la Sardegna
in cambio della Sicilia.
Durante il regno di Carlo VI il su tutto
costituito dai tre Gigli fu sostituito col
su tutto del rosso alla fascia d’argento
della casa d’Austria e il resto dello
scudo, come rileviamo dall’esame della
monetazione dell’epoca, rimase immutato
,
salva l’inclusione d’Ungheria
e Gerusalemme e l’esclusione di Fiandra
e Anversa.
al lato: lo stemma
di Carlo VI |
Carlo di Borbone e il Regno indipendente
Nel 1734 Filippo V e la sua seconda
moglie Elisabetta Farnese armarono un esercito
ponendone al comando l’ultimo loro figlio
don Carlos. Questi batté a Velletri le
truppe austriache, conquistò Napoli e,
nello stesso anno, la Sicilia. Come è noto,
Carlo, per destinazione paterna, si insediò
come sovrano indipendente, VII del Regno anche
se più tardi universalmente conosciuto
come III di Spagna. Da allora le Due Sicilie rimasero
staccate dalla Corona spagnola.
Lo stemma di Carlo è ovviamente lo stesso
di quello del padre Filippo. Ma appaiono in esso
alcune aggiunte destinate a rimanere incluse nello
stemma definitivo delle Due Sicilie Quali i motivi?
Carlo aveva assunto nel 1731 il ducato di Parma
ed era stato dichiarato da Giangastone, ultimo
dei Medici, proprio successore col titolo di Gran
Principe di Toscana. Carlo trovò quindi
naturale affiancare allo scudo dinastico familiare
i due scudi di Parma e di Toscana .
Nel 1736 Carlo dovette rinunciare a Parma a seguito
dell’occupazione austriaca del ducato e
rinunciare alla successione toscana in favore
di Francesco Stefano di Lorena, ma conservò
la pretesa su quei territori. Quali dunque gli
stemmi di Parma e di Toscana?
Lo stemma di Parma appariva interzato a palo,
ovvero diviso verticalmente in tre parti. Nella
prima in alto lo scudo dei Farnese d’oro
dai Gigli d’azzurro posti 3-2-1, e in basso
partito d’Austria e di Borgogna antica.
Nella seconda il cosiddetto Palo della Chiesa
di rosso alle Chiavi legate e passate Croce di
S. Andrea accollate del Gonfalone papale. Nella
terza si ripetono in posizioni invertite gli scudi
della prima. Sul tutto lo scudo del Portogallo.
Seguendo le dotte informazioni del Borgia al quale
si rimanda ,
apprendiamo che l’inclusione nello stemma
del Palo della Chiesa fu dovuta alla nomina del
duca di Parma da parte del papa Paolo III a Capitano
generale della Chiesa e che il Palo ne fu poi
escluso per intervenuti insanabili contrasti,
mentre la pretensione sul Regno del Portogallo
derivò inizialmente dal matrimonio contratto
dal duca di Parma e Piacenza Alessandro con Maria
del Portogallo nel 1565 e dalle controversie apertesi
sulla successione a quel trono. Ecco come, unito
da Carlo di Borbone lo stemma di Parma al proprio
scudo, lo Stemma del Portogallo entrò di
nuovo in quello delle Due Sicilie.
Lo
stemma di Toscana è d’oro a sei
Palle collocate 1-2-2-1, la prima d’azzurro
ai tre Gigli d’oro posti 2-1, le altre
di rosso. Ci si domanda che c’entrino
i tre Gigli di Francia nello scudo toscano.
E qui la nostra curiosità è
appagata ancora dal Borgia che osserva come
Pietro di Cosimo, padre del Magnifico, avendo
in animo di nobilitare in qualche modo la
propria insegna con una distinzione conferitagli
da un personaggio di altissima autorità,
si rivolse ed ottenne da Luigi XI di Valois
di poter caricare le proprie armi con lo scudetto
gigliato. Precisa il Borgia che allo scudetto
fu sostituita la Palla per motivi estetici
.
al lato: lo Stemma
composito di Carlo di Borbone |
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Alla
base dello stemma Carlo conservò il
Toson d’oro, non solo, ma ad esso affiancò
il Collare francese del Santo Spirito, del
quale era insignito, e il Collare dell’Ordine
Costantiniano di San Giorgio ,
facente parte dell’eredità farnesiana
di Parma. A questi aggiunse, nel 1738, il
collare dell’Ordine di San Gennaro,
istituito in occasione del suo matrimonio
con Maria Amalia di Sassonia.
al lato: lo Stemma
di Carlo di Borbone |
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