Real Casa di Borbone delle Due Sicilie Storia e Documenti
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Storia

 
Le origini dello stemma delle Due Sicilie

Ferdinando IV, poi I

Nel 1759 Carlo, chiamato al trono di Spagna, abdicò in favore del figlio terzogenito Ferdinando, che prese il titolo di IV di Napoli e III di Sicilia.
Con Ferdinando IV, altra variazione nello stemma: tornano in esso gli scudi d’Angiò e di Gerusalemme. In proposito, citando quanto rileva il già citato Luigi Borgia, va ricordato che “Da quando, nei primi anni del Cinquecento, il reame di Napoli perdette l’indipendenza, il suo territorio cominciò a essere araldicamente indicato con le antiche insegne angioine”. Queste insegne furono abitualmente inserite con tale significato nelle Vedute della città di Napoli, a partire dall’epoca di Filippo IV fino a quella di Carlo VI , accanto allo stemma dinastico e a quello cittadino . Lo scudo di Gerusalemme, d’altro canto, non era stato del tutto dismesso. Quindi il ritorno nello stemma degli scudi angioini può ritenersi naturale.

Con Carlo di Borbone e Ferdinando IV era stata mantenuta, come era avvenuto durante la secolare storia delle Due Sicilie, la distinzione tra Regno di Napoli e Regno di Sicilia. Di ciò è testimonianza anche nello stemma che, se ovviamente è il medesimo per i due regni, presenta caratteristiche diverse nell’ornato: circondato da cornici barocche o foglie di palma per Napoli, sorretto da una grande Aquila coronata per la Sicilia.
Nel 1798-1799 e tra il 1806 e il 1815 il Regno di Napoli fu prima teatro dell’invasione franco-giacobina poi dell’occupazione francese ed ebbe simboli ed emblemi rivoluzionari. Ferdinando IV, rifugiatosi in Sicilia, conservò quelli patri.

al lato: lo stemma di Ferdinando IV


Dopo il Congresso di Vienna (1814 – 1815) Ferdinando IV recuperò per intero la sua autorità col titolo di Ferdinando I. Egli infatti, secondo i deliberati di quel Congresso, avrebbe dovuto essere il primo del “Regno” delle Due Sicile e non delle Due Sicilie. La Restaurazione segnò una sostanziale sterzata autoritaria e centralistica .


al lato: lo stemma di Ferdinando IV per la Sicilia

Con la Legge fondamentale del Regno delle Due Sicilie dell’8 dicembre 1816, Ferdinando I dichiarò: “Il Congresso di Vienna nell’atto solenne a cui deve l’Europa il ristabilimento della giustizia e della pace, confermando la legittimità de’ diritti della nostra corona, ha riconosciuto Noi ed i nostri eredi e successori re del Regno delle Due Sicile; Ratificato un tale atto da tutte le Potenze, volendo Noi, per quanto ci riguarda, mandarlo pienamente ad effetto, abbiamo determinato di ordinare e costituire per legge stabile e perpetua de’ nostri Stati le disposizioni seguenti: Art.1. Tutti i nostri reali dominj al di qua e al di là del Faro costituiscono il Regno delle Due Sicilie. Art.2. Il titolo che Noi assumiamo fin dal momento della pubblicazione della presente legge, è il seguente: FERDINANDO I, PER LA GRAZIA DI DIO RE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE, DI GERUSALEMME EC. INFANTE DI SPAGNA, DUCA DI PARMA, PIACENZA, CASTRO , EC. EC. GRAN PRINCIPE EREDITARIO DI TOSCANA EC. EC. EC. EC.
La legge proseguiva disciplinando l’intestazione degli atti, le rappresentanze diplomatiche, la successione al trono secondo le leggi promulgate da Carlo III e la costituzione di una Cancelleria generale del Regno .
Col successivo Atto sovrano del 4 gennaio 1817 disciplinante i titoli relativi ai componenti la famiglia reale, il Re trovò modo di ribadire il suo pensiero richiamandosi con dubbia pertinenza all’esempio del fondatore della monarchia Ruggero e affermando che “l’ordine ristabilito” aveva mosso l’animo suo a “ricomporla in un unico Stato, onde l’unione delle forze e l’uniformità di governo” avessero potuto produrre “la felicità vicendevole di tutte le parti” .
La riduzione ad unità e più in generale la politica della Restaurazione furono accolte favorevolmente dai ceti che avevano aderito e si erano arricchiti nel regime dei Napoleonidi, fu subita senza entusiasmo dalla generalità dei sudditi e con disappunto dai siciliani, mentre gli intellettuali legittimisti manifestarono in vario modo la loro contrarietà .
Con decreto del 21 dicembre 1816 provvide alla definizione dello Stemma che sopravvive fino ai nostri giorni .

È quello che abbiamo visto comporsi a mano a mano dai primi scudi angioini e aragonesi.

Ad esso si aggregano di seguito gli scudi dei Re Cattolici, quelli imperiali e reali di Casa d’Austria, lo scudo borbonico di Filippo V, infine quello di Carlo di Borbone che reca affiancati gli scudi dei Farnese e dei Medici. Alla base il Toson d’Oro.

Ma Carlo di Borbone vi ha aggiunti gli Ordini dello Spirito Santo di cui è insignito e il Costantiniano di cui è Gran Maestro nonché quello di S. Gennaro da lui istituito.

al lato: lo Stemma della Real Casa di Borbone delle due Sicilie



Ferdinando IV, nel riordinare lo stemma ne aggiunge un quinto, quello della Concezione, istituito dal padre fin dal 1771 in Spagna con il motto VIRTUTI ET MERITO (= Alla virtù e al merito), e un altro di propria invenzione, l’Ordine di San Ferdinando e del Merito, istituito anch’esso in epoca anteriore, nel 1800, col motto FIDEI ET MERITO (= Alla fedeltà e al merito) per premiare coloro che si fossero distinti per straordinari meriti militari o servigi in favore del Re o della Real Famiglia .

Conclusione

Concludendo possiamo affermare che l’immagine è testimonianza di una storia non provinciale, ma europea, mediterranea e ultraoceanica, legata dapprima, con gli Svevi ai destini dell’impero e di Gerusalemme, con gli Angiò ancora alle vicende di Gerusalemme e dell’Ungheria, poi, con gli Aragonesi, a quelle della Catalogna; con i Re Cattolici alla Riconquista, con Carlo V e Filippo II alla dura lotta in difesa del Cattolicesimo contro i musulmani e, in tutti i campi d’Europa e d’America, contro i protestanti. Questa storia, con gli ultimi Borbone, è la vicenda di un regno indipendente, pacifico e civile, che, pur tra mille insidie e tradimenti, prende il suo posto di lotta contro la sovversione generale e si schiera a difesa, soffocato però da un’Europa che ha smarrito, tra rivoluzioni e tirannidi, ogni regola di diritto delle genti. Anche col suo Stemma sulla candida bandiera trasmette un’idea di incontaminata dignità .
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