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Dinanzi ad un notaio e a testimoni (fra cui, come si
nota dal testo dell'Atto, suo Padre Alfonso Conte di
Caserta e capo della Real Casa, suo fratello maggiore
Ferdinando Pio - il successore di Alfonso - e suo fratello
minore Ranieri), in forma pertanto indiscutibile, Carlo
di Borbone rinunciò per sempre al Regno delle
Due Sicilie e a tutto quanto connesso (quindi anche
al Gran Magistero del Sacro Militare Ordine Costantiniano)
per sé e per i suoi eredi.

Atto
di Cannes
(click sull'immagine per visualizzare il testo) |
Come
si evince sempre dalla lettura del testo, Carlo
di Borbone fu costretto a tale rinuncia solenne
proprio dalle leggi dinastiche di Casa Borbone,
sempre e tutt'oggi in vigore.
Prima di esaminare velocemente tali leggi, chiudiamo
il quadro storico della questione.
Nell'istante in cui Carlo di Borbone, secondogenito
di Alfonso, firma l'Atto di Cannes, egli è
escluso con tutti i suoi eredi diretti per sempre
dal ramo delle Due Sicilie (ed infatti divenne
un principe del ramo spagnolo dei Borbone), e
pertanto alla morte del fratello maggiore Ferdinando
Pio nel 1960, non avendo questi eredi maschi,
la titolarità della Casa delle Due Sicilie
(e il Gran Magistero del Sacro Militare Ordine
Costantiniano) passarono senz'altro non a lui
ma al fratello minore Ranieri di Borbone (1883-1973),
e quindi a suo figlio Ferdinando, attuale Capo
della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie e
Gran Maestro dell'Ordine. |
Come
si può notare ancor prima di scendere nel particolare
storico-giuridico, l'evidenza dei fatti, la certezza
giuridica e l'imprescindibile legge dinastica assicurano
a Ferdinando di Borbone delle Due Sicilie - e quindi
a suo figlio Carlo - la titolarità della Real
Casa, di tutti i suoi beni e quindi del Sacro Militare
Ordine Costantiniano di San Giorgio.
Del resto, scrive a riguardo uno storico di fama indiscussa
come il prof. Coniglio, Direttore dell'Istituto Storico-Politico
della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università
degli Studi "Federico II" di Napoli: "Il
ramo primogenito dei Borbone di Napoli non si estinse
con Francesco II, anche se questi morì privo
di eredi. Continuò la dinastia il secondo figlio
di Ferdinando II, Alfonso Conte di Caserta... Da Alfonso
nacquero, tra gli altri, due figli, Ferdinando Pio Duca
di Calabria e Ranieri Maria. Ferdinando Pio si spense
nel 1960 senza eredi maschi (...) Gli successe come
capo della famiglia il fratello Ranieri Maria Duca di
Castro, morto nel 1973, trasmettendo il titolo al figlio
Ferdinando Maria (
) che, nel 1963, ebbe a sua
volta un figlio Carlo... che continua così la
discendenza".
Ulteriori
chiarimenti storici e giuridici
Non
vi possono quindi essere dubbi sul fatto che il diritto
internazionale e dinastico assicurano la decadenza per
Carlo di Borbone e i suoi eredi da ogni pretesa sul
Regno delle Due Sicilie e i beni connessi.
Ma il lettore potrebbe porsi ancora una domanda, semplice
e giusta. Perché Carlo fu costretto alla rinuncia?
Non avrebbe potuto sposare l'Infanta e mantenere i suoi
diritti sulle Due Sicilie?
Come si evince dalla lettura del testo dell'Atto di
Cannes, Carlo di Borbone fu costretto alla rinuncia
dei suoi diritti dinastici proprio per il fatto stesso
di divenire "Principe spagnolo", e pertanto
possibile erede al Trono di Madrid. Perché?
La storia e il diritto internazionale ci danno la certa
risposta a tale dubbio.
Scrive a riguardo un luminare della giurisprudenza di
fama indiscussa come il Prof. Ettore Gallo, già
membro del Consiglio Superiore della Magistratura e
Presidente della Corte Costituzionale, nel suo ultimo
libro scritto prima della morte: «Questo
atto di rinuncia, espresso all'interno degli ordinamenti
allora vigenti, ed in particolare delle leggi regolatrici
dei diritti dinastici e familiari, è stato, è
e sarà sempre universalmente riconosciuto poiché
altro non configura che l'esplicita concretizzazione
sia del Trattato di Napoli che della Prammatica di Carlo
III, atti risalenti entrambi al 1759» .
Per capire ancor meglio le ragioni storico-dinastico-giuridiche
per le quali il Capo della Real Casa di Borbone delle
Due Sicilie non può allo stesso tempo appartenere
alla Real Casa dei Borbone di Spagna, occorre tener
presente che quando nel 1759 Carlo di Borbone, fino
a quel momento Re di Napoli e Sicilia dal 1734, ereditò
il Trono di Madrid, egli stesso, prima di lasciare Napoli,
dovette appunto abdicare dal Trono di Napoli e Sicilia
in favore del figlioletto Ferdinando, e questa necessità
trova spiegazione già nel Trattato di Aquisgrana
del 18 ottobre 1748, quindi in una legge fondamentale
di Casa Borbone-Spagna, detta "Nuovo Regolamento
per la Successione di questi Regni", che proibivano
a Carlo (e a tutti i suoi successori) di essere Re di
entrambi i Regni.
Inoltre, proprio lasciando Napoli, Carlo firma il Trattato
al cui art. 2 testualmente può ancora leggersi:
«Il Regno di Spagna e delle
Indie non potrà essere unito sotto lo stesso
monarca a quello delle Due Sicilie, tranne nel caso
- Iddio non voglia - in cui le Case Reali di Spagna
e delle Due Sicilie venissero ridotte ad una sola persona:
nel quale caso si troverà in detta Casa un Principe
che non sia Re di Spagna né Principe delle Asturie
che abbia prestato o vada a prestare giuramento, e a
questi si dovrà cedere il Regno delle Due Sicilie
con tutti i suoi stati, beni ed appannaggi italiani;
pertanto Sua Maestà Imperiale e Reale Apostolica
ed i suoi discendenti ed eredi e successori riconosceranno
questo Principe e i suoi discendenti ed eredi e successori
come legittimi sovrani». |